PAESI BANDIERA

PAESI BANDIERA

Sviluppo di capacità di marketing e di percorsi di internazionalizzazione a livello di territori, di imprese e di prodotti e servizi per i diversi Paesi/Mercati

 

L’esigenza

Nel clima di difficoltà che ha condizionato il sistema produttivo nazionale l’attività dell’agro-industria alimentare ha saputo mostrare maggiori capacità di tenuta, seppure in presenza di una divaricazione sempre più netta tra le aziende caratterizzate da una buona propensione all’export, più innovative e di dimensione medio-grande, e le imprese meno redditizie e con scarso potenziale di crescita, che stentano a sfruttare la ripresa dei mercati internazionali.

Nel 2015 l’Industria alimentare italiana si è confermata, con un fatturato di 133 miliardi di euro, di cui circa 30 derivanti dall’export, e 54.400 imprese, di cui 6.850 con più di 9 addetti, il secondo comparto del manifatturiero nazionale dopo la meccanica ed al terzo posto in Europa, a ridosso dell’Industria alimentare tedesca e francese.

Diversamente da altri settori industriali, che durante la crisi hanno dovuto tagliare pesantemente capacità produttiva e forza lavoro, l’Industria alimentare ha dimostrato di poter essere il motore della crescita e della ripresa dell’economia italiana.

Le dimensioni e la forza del suo apparato produttivo, il suo legame con la produzione agricola nazionale, di cui acquista e trasforma oltre il 72% delle materie prime agricole necessarie, e il suo ruolo di ambasciatrice del Made in Italy nel mondo, essendo circa l’80% dell’export agroalimentare italiano rappresentato da prodotti industriali di marca, hanno garantito all’industria alimentare italiana questo ruolo di preminenza.

Ampliare i propri mercati rappresenta la sfida principale dell’industria alimentare italiana nel medio-lungo termine, puntando ad elevare a 50 miliardi di euro il valore delle esportazioni agroalimentari entro la fine del decennio.

L’obiettivo è molto ambizioso, ma è raggiungibile con il coordinamento delle Istituzioni competenti nell’impiego delle risorse per la promozione del Made in Italy e con l’impegno congiunto nel contrastare i principali ostacoli alla competitività del settore, quali la piccola dimensione d’impresa, la scarsa capitalizzazione, la scarsa capacità di aggregazione, la solo recente propensione ad intraprendere una strada di investimenti esteri, la contraffazione vera e propria, l’ Italian Sounding, le barriere non tariffarie e le campagne aggressive verso il modello alimentare mediterraneo.

Contraffazione e Italian Sounding, in particolare, sono diffusi ovunque a cominciare dall’Europa. Il fenomeno si presenta come particolarmente grave in Nord e Centro America, con un impatto economico pari a 27 miliardi di euro. La riduzione della contraffazione rappresenterebbe una spinta immediata per l’export alimentare italiano, mentre la diminuzione dell’Italian Sounding lo favorirebbe nel medio periodo.

Il fenomeno della delocalizzazione all’estero delle attività produttive è ancora molto contenuto per l’Industria alimentare italiana, date le sue caratteristiche intrinseche. E nei rari casi in cui avviene, è funzionale esclusivamente alla conquista di nuovi mercati stranieri, con prodotti spesso dedicati.

 

Obiettivi specifici

1. Individuare i 10 Paesi Mercato maggiormente interessanti per l’Agro Industria italiana ed analizzarne tutti gli aspetti limitanti le nostre esportazioni.

2. Individuare e promuovere quei progetti di Reti/Consorzi di Impresa maggiormente funzionali ed organizzati per aggredire uno o più dei dieci Paesi Mercato.

3. Reperire risorse specifiche unitamente al MIPAAF, MISE, Regioni ed ICE per rafforzare la presenza agroindustriale italiana sui 10 Paesi Mercato.

4. Attivare servizi di tipo organizzativo, legale, di assistenza e formazione delle imprese aderenti alle Reti/Consorzi dedicati a sviluppare le attività su uno o più Paesi Mercato.